Go to Top

Situazione PMI italiane

SCENARIO ECONOMICO E SOCIALE DELLE PMI ITALIANE

Dal Rinascimento fino ai giorni nostri, la storia delle grandi imprese di famiglia equivale alla storia dell’imprenditoria italiana.
Attualmente il 73% dei 4,5 milioni di imprese italiane è costituito da aziende famigliari che rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo nazionale. Come ben sappiamo, la loro ossatura è composta da PMI e, in buona parte, a conduzione famigliare. Precisiamo che il 94% delle aziende ha meno di 9 dipendenti, il 4% ne ha meno di 49 e, quindi, il 98% delle aziende italiane è composto da micro o piccole o medie imprese. Solo lo 0,1% del totale ha oltre 250 dipendenti.
Oggi queste aziende, proprio in quanto famigliari, spesso non hanno sufficienti competenze manageriali o, in taluni casi, sono prive di management all’altezza delle difficili sfide di questi anni, hanno dipendenti fatti crescere di ruolo, magari senza caratura manageriale specifica. A peggiorare poi la situazione assistiamo spesso all’immissione in azienda di figli degli imprenditori appena usciti dalle università, che vengono catapultati nelle aziende paterne con ruoli apicali, senza avere nessuna esperienza per gestirle. Questo fenomeno è estremamente pericoloso per il futuro economico italiano; infatti circa il 50% delle aziende italiane andrà incontro al passaggio generazionale entro il 2020/25 per raggiunti limiti d’età dei fondatori.
In Italia, quindi, molto di più che nei paesi nord europei, il passaggio generazionale assume importanza strategica per lo sviluppo futuro del tessuto industriale e della nazione nella sua interezza; perché ad oggi il 50% delle aziende italiane vede ancora al vertice fondatori over 60, il che significa, tradotto in soldoni, che entro 10 anni affronteranno il passaggio generazionale.
Ci si aspetterebbe, quindi, una maggiore attenzione al problema da parte dei governi in carica, con leggi appropriate, contributi a fondo perduto per la valorizzazione del patrimonio esistente, con l’investimento a favore di manager esperti, per condurre a buon fine il rito del passaggio. Invece, come vedremo dalle statistiche, purtroppo, esse mostrano il frequente estinguersi e decimarsi le aziende nel giro di una o due generazioni successive a quella del fondatore: alla terza generazione ne sopravvive solo il 15-20%...
Sta cambiando molto anche l’aspetto sociale, dovuto all’aumento delle aspettative di vita dei fondatori che non mollano, tenendo il timone anche in tarda età; assistiamo spesso nelle aziende alla direzione di fondatori over 70 e ancora molto attivi..., ma con una preparazione informatica, digitale ecc., spesso di basso livello quand’anche inesistente. Inoltre da questi presupposti deriva ovviamente scarsa propensione e propulsione all’ innovazione in generale, che sarebbero più tipiche della giovane età e di una formazione più moderna (non dimentichiamo che Facebook e l’iPhone, sono stati inventati solo nel 2007).
Va inoltre sottolineato come le componenti che entrano in gioco nel passaggio generazionale si dividano fra quelle tecniche, e quindi razionali, e quelle psicologiche/famigliari, spesso irrazionali e non facilmente interpretabili dagli stessi attori, perché chiamati in causa in prima persona.
Serve – come si usa dire in filosofia – una nuova Weltanschauung (visione del mondo) da parte degli imprenditori: pronti a mettersi in gioco per una delle sfide più importanti della propria vita aziendale, la illuminino con un approccio specifico, invece di gestirla come un fatto dovuto e, semplicisticamente, come uno dei tanti impegni quotidiani. Serve un’analisi profonda sui figli e sulle loro capacità e attitudini, così come sul futuro dell’azienda in prospettiva, privo del fondatore.

Tasso_sopravv

Fonte PMI, Il mensile della piccola e media impresa – IPSOA Editore

 

 

Guarda il video corporate dello Studio Temporary Manager