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Odino, ovvero il passaggio mancato

Nella mitologia germanica il dio supremo, Odino, è l’unico che sa tutto, ma la sua è una conoscenza che egli non può e non deve (o non vuole?) condividere con nessuno, anche perché gli è costata un occhio… (lo ha dovuto lasciare in pegno alla fontana della saggezza, custodita dal gigante Mimir che Odino - in cambio - decapita portandosene appresso la testa, che continuerà a consultare: attenzione ai colloqui con i cacciatori di teste...) Solo lui, Odino, ha la “password” del sistema runico. Solo lui sa scrivere, sa forgiare le parole, dando forma ai suoni e nome ad ogni cosa. Inventa loghi, brand e slogan. Ma tutto questo accade perché lui è lui: è onnipotente ed onnisciente e, quindi, nessun figlio, cioè nessuno degli dei né tanto meno degli umani, potrà mai essere al suo livello. È il prototipo del capo unico, carismatico, inimitabile, inarrivabile e quindi, alla fine, insostituibile. Fosse anche vero, ovviamente, una personalità tanto ingombrante non prevede, non consente né prepara alcun passaggio di testimone tra i figli o i più stretti collaboratori. Odino conosce un’unica strategia: vincere o morire, ed essa vale per lui come per tutti i suoi discepoli/dipendenti… Quelli di allora, ai tempi delle popolazioni germaniche modello “Trono di Spade”, fino ai deliri millenaristici e sanguinari dell'imbianchino di Braunau. E infatti, alla fine, nonostante tutta la sapienza e la potenza di Odino e delle sue schiere di fedelissimi esecutori, crolla il suo intero sistema che “non poteva” avere eredi; e lui stesso, assieme a tutto il suo mondo, viene sostituito da un’altra religione… Un po' come certi capitani d'impresa che, non solo non preparano il passaggio generazionale, ma neppure riescono a cogliere al momento giusto i segni dei tempi, continuando, imperterriti, a produrre cose che il mercato non chiede più. Salvo stupirsi, quando cala il sipario dell'ultimo atto. Wagneriano, naturalmente.

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