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I troni d'Inghilterra e di Francia

La previdenza è tutto. O quantomeno evita molti mal di testa... La storia dell'Europa alla fine dell'Ancien Règime racconta almeno un paio di vicende estremamente istruttive per il nostro tema. Mentre molti competitors internazionali assistevano con interessato distacco alle Guerre di Successione per il trono di Spagna, poco più a nord, l’Inghilterra e la Francia attraversavano due crisi, per certi versi, analoghe anche se, alla fine, ebbero esiti diametralmente opposti. Ma – sarebbe da dire – neanche tanto. In Gran Bretagna, quasi profeticamente, la crisi iniziò nel 1649 con la repubblica puritana di Cromwell e la decapitazione di un re, Carlo Stuart, assolutista e cattolico. Suo figlio Carlo II poté tornare in patria, e sul trono, solo nel 1660, ma la fine della dinastia era segnata e si concluse con Anna, che morì nel 1714 senza figli. Che fare? Niente nuove guerre di successione. Il Parlamento mandò i suoi “cacciatori di teste” a cercare il parente più prossimo a cui offrire la corona: il fortunato fu reperito nella tedeschissima casa di Hannover, che si installò sul trono di Londra dal 1714 al 1901 quando, a sua volta, essa si estinse ed il testimone passò agli altrettanto teutonici Sassonia-Coburgo-Gotha che, solo per una “questione di mercato” (un casato dal nome così tedesco non era tollerabile in piena guerra mondiale) cambiò, dunque, il suo nome in Windsor, modificando perfino lo stemma di famiglia. Al contrario, al di là della Manica, l'assolutismo francese non volle neppure affrontare il problema di una modifica della governance, imboccando con inconsapevole nonchalance la strada della Rivoluzione e infilandosi, di testa, sotto le ghigliottine del Terrore. Le guerre di successione, è sempre meglio non doverle iniziare. Se, ugualmente, scoppiassero, una volta messa in sicurezza l'azienda, si potrebbero trasformare in altrettante occasioni di rinnovo della leadership, anche cercando i nuovi cervelli al di fuori dell'azienda. Invece, resistere ostinatamente senza capire quando sia ora di cambiare e chi meglio possa interpretare le svolte tecnologiche e i nuovi mercati, rischia di portare verso crisi irreversibili. Meglio spedire in giro, finché si è in tempo, i propri “cacciatori di teste”, piuttosto che rischiare di perdere la propria, di testa, e anche l'azienda.

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