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Gli avventurieri Normanni

Quando non trova spazio in azienda, il figlio capace se lo cerca altrove; e questo può essere un’occasione straordinaria di crescita e di allargamento dei campi di azione e dei mercati, ma se non è una scelta saggiamente governata può trasformarsi in un trampolino per rivincite o, peggio, vendette, personali e commerciali, sempre di esito dannoso. È il caso dei Normanni che erano, in realtà, uno dei molti rami cresciuti dal tronco delle popolazioni germaniche settentrionali. Dopo aver stabilito la loro base in Scandinavia, infatti, non smisero mai di viaggiare: i Norvegesi raggiunsero una dopo l'altra le isole Fær Øer, l'Islanda e la Groenlandia, fino a toccare le Americhe; gli Svedesi, dal Baltico, risalirono i grandi fiumi fino a fondare il regno variago di Kiev; mentre i Danesi conquistarono mezza Gran Bretagna (Amleto, come è noto, era principe di Danimarca) e, appunto, la Normandia. Ma non bastava: arrivati nel nord della Francia nel 910, già centocinquanta anni dopo, il duca di Normandia Guglielmo il Conquistatore passò la Manica e, sconfitti i Sassoni di re Harold a Hastings nel 1066, si prese la corona di Inghilterra. D’altra parte, sempre dalla Normandia, era partita, già nel 1017, la spedizione che puntava verso il centro del Mediterraneo, combattendo Arabi e Bizantini, ed arrivava a conquistare la Puglia (con Roberto il Guiscardo resa ducato nel 1059) e la Sicilia (divenuta contea dal 1071 con il di lui fratello Ruggero d'Altavilla); i Normanni fondarono così un regno che sarà una delle superpotenze del secolo successivo. Geniali e intraprendenti, ad un armamento all'avanguardia per l'epoca (l'usbergo di maglia) essi univano tecniche di guerriglia imparate in secoli di scorrerie vichinghe. Risultato? Una capacità di penetrazione straordinaria, messa in pratica da Reykjavik a Siracusa e da York a Kiev... Ma anche una litigiosità – per così dire – strutturale: infatti i figli cadetti non si accontentavano dei feudi minori assegnati loro e partivano, di regola con la benedizione del padre e quella un po' più interessata del primogenito, alla conquista di nuove terre. Salvo, poi, finire per scontrarsi sui campi di battaglia (come nel 1066, i Normanni di Guglielmo, contro ai Danesi che avevano occupato lo Yorkshire fin dal IX secolo), per non parlare delle guerre secolari tra i re anglo-normanni da una parte, e i franco-normanni dall'altra, per il controllo della Manica prima, e di mezza Europa poi. Divisioni non governate e tanto meno disciplinate, anarchia e litigiosità: sono ottimi ingredienti per le serie televisive di oggi, pessimi invece per la pianificazione di un qualsiasi passaggio generazionale.

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