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Giulio Cesare e Bruto

È leggendo le Vite di Svetonio che si incontra la famosa frase pronunciata da Cesare mentre riconosce Bruto tra i congiurati che lo stanno pugnalando: «Tu quoque Brute fili mi?» Conclusione teatrale (la riprenderà anche Shakespeare) per una vicenda che si inserisce perfettamente tra gli esempi, sbagliati, di passaggio generazionale. Alle volte, infatti, i padri sono ciechi e non riescono a vedere la realtà che hanno davanti agli occhi, fino al momento del disastro irreversibile. Cesare a poco più di cinquant'anni aveva già fatto tutto quello che si può fare in una vita: conquistate le Gallie, sbaragliati nemici ed avversari, eliminato anche l'ultimo concorrente Pompeo, era già stato nominato dittatore a vita. Una cosa non gli era riuscita: aveva avuto una sola figlia, Giulia, ma gli era morta. In Oriente aveva avuto una storia con la regina Cleopatra, da cui gli era nato un figlio, Cesarione, che diventerà anche faraone (col nome di Tolomeo XV) e morirà a 17 anni, ma a Roma non poteva essere riconosciuto come erede legittimo. E poi c'era quella storia di gioventù, con la bellissima Servilia... A Cesare, e non solo a lui, era rimasto il dubbio che il figlio di lei, Giunio Bruto, fosse anche figlio suo. Ma Cesare era sempre impegnatissimo e, quindi, Bruto fu adottato da uno zio materno (per ereditarne i beni) mentre Cesare, rimasto ufficialmente senza figli suoi, adottò il giovane Ottaviano mentre questi era occupato in Oriente. Ma “quel” dubbio restava, e si ripresentò – terribile – al momento della pugnalata di Bruto, che poteva essere suo figlio. Le vicende successive sono note: i cesaricidi fuggiranno e verranno sbaragliati a Filippi, mentre Antonio e Ottaviano, per spartirsi l'eredità politica di Cesare, cominciano un lungo e sanguinoso braccio di ferro che finirà con la battaglia di Azio ed il potere assoluto di Augusto. Cesare diventerà un'icona. Ma quella morte nell'aula del senato, con il gesto finale di coprirsi la faccia con la toga dopo aver visto che anche Bruto era tra quanti lo pugnalavano, fotografa perfettamente la cecità di un padre che non ha voluto vedere e comprendere. Poteva riconoscere Bruto ed adottarlo quando era il momento giusto? I figli – ed un passaggio indolore del testimone famigliare – vanno seguiti, preparati... coltivati. Le cose non succedono da sole. O meglio: accadono comunque... Ma se non si è trovato il tempo e il modo di preparare una successione una qualsiasi successione: famigliare, aziendale o politica, cambia poco e alla fine si rischia di non riuscire più a controllare gli eventi, tanto meno a governarli. E, a quel punto, le scelte dei figli non sono quasi mai come le avrebbero volute i padri... ma è sempre troppo tardi. Allora la realtà, inaspettata e brutale, può fare molto male, al padre così come ai figli ed all'azienda stessa... Come una coltellata improvvisa.

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